Itinerario 4 - Da Caccivio (Campo Sportivo) alla Torretta attraverso il BOSCO delle 100 cunette e arrivo al Santuario di San Mamette (Oltrona S. M.)


La partenza è dall’ampio parcheggio presso il campo sportivo di Caccivio. Si imbocca a sud la via Campo Sportivo che, lungo un rettilineo parzialmente sterrato, conduce al bosco.

Ci si trova immediatamente di fronte alla scelta fra più sentieri: evitando il primo sentiero a destra (più ampio e vicino alla recinzione), proseguiamo oltre sulla strada per una decina di metri e poi imbocchiamo il secondo sentiero sulla destra.

Occorre fare attenzione: questo bosco è percorso da numerosi sentieri che sembrano tutti uguali, perché la vegetazione del luogo è piuttosto uniforme. Ci si potrebbe quasi “perdere” nel bosco, ma le tracce lasciate da Bollicino (bolli di color giallo-verde) non ce lo consentiranno. Inoltre il bosco è di ridotte dimensioni e in realtà il pericolo non si corre.

Al successivo bivio, teniamo ancora la destra: ci troviamo sulla via del “metanodotto”, indicato con apposita segnaletica. Proseguiamo quindi diritto, senza deviare alle intersezioni sia verso destra sia verso sinistra. Facciamo attenzione alle indicazioni a bolli giallo-verdi.

Lungo il percorso ci si imbatte più volte nelle CUNETTE: si tratta di avvallamenti più o meno profondi, che costituiscono la peculiarità del luogo. Le “vallette” oltre a raddoppiare la superficie a verde, costituiscono un divertimento aggiuntivo: molti ragazzi si divertono percorrendo in bicicletta questi sentieri.

L’origine delle cunette è dibattuta. Alcuni sostengono che antichi abitanti della zona sagomarono così il profilo del suolo cavandone sabbia e ghiaia per farne materiale da costruzione; altri studi dimostrano che il terreno si è modellato per erosione naturale. Nel 2007 è stata chiesta dai proprietari l’autorizzazione al riempimento di numerose “vallette” con materiali inerti e di scavo. Nella speranza che gli organismi competenti non permettano tale intervento, possiamo programmare una prossima escursione nel bosco, in bicicletta, per provare l’ebbrezza delle “montagne russe”, scendendo e risalendo le chine di queste cunette.

Giunti ad un bivio poco visibile, un’indicazione in giallo-verde dipinta sul tronco di albero indica che qui si svolta verso sinistra. Un cippo di cemento a forma di piramide con lato di circa 50 cm, collocato ai nostri piedi, ci rinfranca di aver imboccato il sentiero giusto.

Osservando tra le fronde, già si intravede la sagoma della Torretta poco distante... La raggiungiamo. Si tratta di un elegante e caratteristico edificio a forma circolare, risalente al secolo XIX.

La Torretta appare, a causa di un sorprendente effetto ottico, intera solo a metà. E’ infatti visibile solo nella sua parte settentrionale. Del lato sud, integro fino a qualche decennio fa, ora sono rimaste solo le macerie.

Proseguiamo sul sentiero e all’improvviso ci troviamo di fronte ad una radura coltivata: svoltiamo a destra. Costeggiamo il campo, camminando per un tratto sulla strada sterrata detta del Munt Sore’e; siamo ancora immersi nella natura anche se a pochi metri scorre il traffico veicolare.

Appena rientrati nel bosco, giriamo a sinistra. Dopo una cinquantina di metri, imbocchiamo il primo sentiero a destra (bolli giallo-verdi e frecce bianche) che sale nella boscaglia e disegna poi un’ampia curva. Il sentiero ci eleva sul colle. Giunti a fiancheggiare una recinzione privata in cemento, svoltiamo a destra: il fabbricato cui si va incontro si rivelerà parte dell’acquedotto di Oltrona. Dopo la curva a sinistra, ecco una fontanella che invita a dissetarsi. Oltre la scalinata si innalza il Santuario di San Mamette.

Il santuario è aperto nei pomeriggi festivi del mese di agosto. Mamette è il santo che ha dato il nome al paese e viene festeggiato il 18 agosto. Nato in un carcere asiatico nel 258 dopo Cristo, fu per ben tre volte martire. Risparmiato dal fuoco, dall’acqua e dalle fiere che si sdraiarono docilmente ai suoi piedi, nonostante la manifesta volontà divina fu definitivamente ucciso dagli uomini nel 275. All’interno del santuario, possiamo ammirare la statua del santo con i leoni, quattro altorilievi raffiguranti san Pietro, san Paolo, sant’Ambrogio e san Carlo, un affresco quattrocentesco e alcuni dipinti. All’esterno lo sguardo può, nelle giornate più terse, arrivare fino agli Appennini. Nel secolo scorso, ai lati del santuario c’erano ampie rive coltivate e non erano ancora cresciuti gli alberi che oggi interrompono la visuale sulla pianura briantea e verso le Prealpi. I ll paesaggio dei verdi colli circostanti e delle montagne che fanno da cornice al parco plis sorgenti del torrente Lura (il monte Generoso, il Bisbino, il Resegone e, più distanti, il monte Rosa, gli alti monti svizzeri….) è descritto in alcune belle fotografie (le riprese sono state fatte dal campanile prima che esso diventasse inagibile) esposte su pannelli collocati nell’abside della chiesa. trasformando una costruzione ivi esistente fortificata ad opera del Barbarossa, realizzavano un cenobio nel quale vennero per diversi anni tumulati i monaci morti nei monasteri del feudo. (*) Nel 1500, erano in attività ben cinque edifici benedettini: l’ abbazia di Castello, il convento di Lurate (accanto all’attuale chiesina), le grange della Benedetta e di Baragiola (ora in comune di Olgiate Comasco) e il cenobio di Oltrona di S.M.



Fonte storica “Guida del Comune di Lurate Caccivio-Cenni sulla storia e sullo sviluppo socio-economico del territorio” di Felix Luraschi – Ed. New Press Como 1975

TEMPI DI PERCORRENZA:

2h e 30 min. circa (andata e ritorno)

DISLIVELLO:

circa 80 m.




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Storia della Torretta